lunedì 1 aprile 2013

ENNE: l'orgia del potere


Giorgio Napolitano sembra materializzato da un romanzo di Le Carré, tanto da farci immaginare che sia stato modello ispiratore dei personaggi più inquietanti del potere, nel mondo diviso in blocchi, che lo scrittore abbia disegnato. Il regista Costa Gavras anche lui, si dirà paranoico complottista, ha tracciato i caratteri e le contorte ambizioni di questi lugubri funzionari più avvezzi all’oscura coercizione che alla prova delle urne.  Un personaggio che si muove nella nebbia densa delle cortine di confine col salvacondotto di qualunque potere occulto, non per creare varchi o ponti, ma con spirito di autoconservazione e di conservazione, il solo che giustifichi l’esistenza e la necessità di queste figure.
Personaggi vili, incapaci di mettersi in gioco, di lottare, vincere, perdere affrontando il dolore della sconfitta narcisistica, servi, infine Infiltrati.

Sì, Giorgio Napolitano è un infiltrato, lo è stato sempre.
Il nostro presidente è stato responsabile esteri del PCI, più diretto collaboratore del segretario di Stato americano Henry Kissinger, che dei propri segretari di partito ai quali, semmai, recapitava linee di politica estera e di difesa scritte più a ovest.
Non ha mai rivestito incarichi elettivi nel partito d’origine ma è stato ministro degli esteri del governo “ombra” del PCI. Arriva a essere eletto presidente della repubblica nel 2006 dopo la nomina a senatore a vita da parte di Ciampi. Fin dagli esordi come presidente si fa notare per la spiccata propensione alla firma di Decreti del governo di dubbia e discutibile opportunità, se non costituzionalità. Lancia moniti patriottici, costruendo finemente l’operazione Centocinquantenario con la quale si accredita come baluardo vivente dell’unità nazionale, mentre lavora con la BCE e con i vertici finanziari europei alla disintegrazione della sovranità nazionale.  Non si espone mai alle critiche del centrodestra, cesellando operazioni di salvataggio del peggiore capo del governo, nelle classifiche mondiali, dopo Bokassa. Infatti, Berlusconi continua a mangiare bambine, non bambini. Quando anche l’UE non è più disposta a pagare il prezzo di tanta volgarità per ottenere leggi finanziarie che cancellino qualsiasi ombra di diritto, Napolitano firma il salvacondotto per tutto il PDL e nomina il governo Monti, cancellando qualsiasi ricordo di democrazia nel nostro paese, anche quella più finta che la prima e la seconda repubblica abbiano sbandierato.
Quel che resta di burocratico nel suo partito d’origine, l’attuale PD, incassa le mancate elezioni anticipate, con la consolazione di prepararsi per il futuro lavorando, ancor più alacremente, all’accaparramento e alla spartizione dei beni e delle risorse monetarie, materiali, comuni del paese.
  Ma Giorgio Napolitano intanto raggiunge il trono, o meglio lo costruisce intorno a sé.  Approfittando della vicenda  Ingroia, costringe la Corte Costituzionale alla sua incoronazione. Quello sprovveduto di giudice, fra i pochi magistrati italiani che credono nella legalità, si candida pure alle elezioni, rinunciando al poco potere autonomo che ancora avrebbe potuto esercitare, e perde.
Il paese devastato è solo lo sfondo pallido di questa biografia.
Intanto traffica con i suoi amici e soci, Draghi, Monti,  Merkel,  Van Rompuy,  Olli Rehn, ecc.
Il risultato delle elezioni gioca a suo vantaggio. Impone tempi lunghi nella designazione dell’incaricato a formare il governo con gli stretti limiti della fiducia al senato, così ha modo di ordire il suo arazzo. Mummifica Bersani e non offre alcun mandato esplorativo ai rappresentanti degli altri gruppi.
Si presenta alle telecamere dopo una notte che, nello strombazzamento a reti unificate della peggior recita melodrammatica napoletana, lo immaginava soffrire le pene del parto più difficile ad annunciare la nascita del ratto: La permanenza in carica del canceroso governo monti, la nomina di un comitato di saggi tra cui spicca Mario Mauro, CL, esperto di politiche scolastiche.  Basterebbe l’anacronismo sessista a far esplodere l’urlo “il re è nudo”, basterebbe leggere i volti e le storie di questi saggi per far gridare al golpe presidenziale, ma un infiltrato è un infiltrato per entrambe le parti in gioco.

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