sabato 8 dicembre 2012

Un altro dibattito sulla scuola pubblica e il ruolo dei docenti: a Quartu terza assemblea del coordinamento insegnanti


Il 7 Dicembre all’Istituto Tecnico “Primo Levi” di Quartu si è tenuta la terza assemblea del Coordinamento insegnanti di Cagliari, nato spontaneamente dopo la proposta del Governo di aumentare l’orario di insegnamento da 18 a 24 ore settimanali. Erano presenti rappresentanti di diverse scuole di Cagliari e dei comuni vicini; gli insegnanti si sono riuniti per decidere alcune iniziative e riflettere sulla situazione delle diverse scuole molte delle quali hanno aderito alla mobilitazione e alla protesta, con diverse iniziative, tra le quali il blocco delle attività aggiuntive, l’incontro con i genitori, il blocco dei libri di testo, e l’approvazione...
di documenti di protesta unanimi che mettono sotto accusa tutta la politica scolastica degli ultimi governi. Il Ministero, allarmato dal moltiplicarsi in tutta Italia di documenti di protesta, il 5 dicembre ha diramato una circolare per invitare i dirigenti a non accogliere le richieste di convocazione dei collegi che non avessero come ordine del giorno materie di stretta competenza didattica. Ma invano: ogni giorno una nuova scuola in tutta Italia e in tutta la Sardegna, si riunisce per votare documenti tutti diversificati, ma unanimi nella condanna delle pessime condizioni della scuola pubblica e delle pessime condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli insegnanti. Documenti di protesta e di richiesta di valorizzazione del lavoro docente sono stati elaborati dai docenti dell’ITCG di Decimomannu, del Liceo Classico di Villacidro e dell’Istituto Magistrale di San Gavino (che hanno elaborato un vero e proprio studio del lavoro docente con un confronto con le altre scuole europee), del Liceo Scientifico di San Gavino, dal Liceo Artistico di Cagliari, dai due licei di Quartu, dall’Istituto Superiore di Ierzu, da molte scuole del Sassarese: un elenco esaustivo è impossibile. Il documento dell’Istituto Levi, per il momento firmato “soltanto” da 85 docenti su 140, dovrà essere approvato la settimana prossima.

Tra le iniziative intraprese, spicca quella di alcuni collegi docenti del Cagliaritano, che hanno deciso di restare a scuola tutto il giorno in assemblea permanente per svolgere a scuola quei lavori sommersi che normalmente vengono svolti a casa, nell’ombra. Scuola capofila di tale iniziativa è stato il liceo classico linguistico Motzo di Quartu, che è stato in assemblea permanente dal 26 novembre; l’iniziativa sarà imitata dall’Istituto Levi di Quartu e dall’Istituto Alberghiero “Gramsci” di Monserrato.
Le iniziative di mobilitazione, che sono ormai estese a tutta Italia e a tutta la Sardegna, si protraggono anche dopo che il Governo ha annunciato il ritiro della norma che estendeva l’orario di lavoro dei docenti delle scuole medie e superiori da 18 a 24 ore di lezione settimanali e dopo il momentaneo stop all’approvazione del DDL ex Aprea che riscrive in senso autoritario e “dirigenziale” gli organi collegiali creati con i famosi Decreti Delegati del 1974. I docenti del coordinamento non vogliono certo fermarsi alla difesa dell’esistente, chiedono interventi di risanamento della scuola pubblica, prostrata dopo una politica ventennale di tagli indiscriminati.

Gli interventi assembleari si sono focalizzati su due punti: a) la necessità di non fermare l’azione al solo blocco delle norme peggiorative, e di formulare proposte che delineino sia una modello di scuola che contempli una reale valorizzazione del lavoro dell'insegnante; b) l’organizzazione di iniziative che tengano vivo il problema della scuola pubblica presso l’opinione pubblica, visite le condizioni assolutamente drammatiche in cui versano le scuole.

Il dibattito sulla scuola: Quale strada per valorizzare il lavoro docente?
Sul primo punto Francesco Podda, docente del Levi, ha proposto, sapendo di provocare le reazioni dei colleghi, di ripensare globalmente al lavoro docente, includendo tutte le attività che sono sommerse o che si fanno in orario extracurricolare come aggiuntive, come per esempio il recupero degli studenti in difficoltà (attualmente organizzato attraverso corsi integrativi specifici in orario extracurricolari e obbligatori per la scuola ma non per i docenti). In questo senso si dovrebbe riconoscere che il lavoro docente va oltre le 18 ore di insegnamento frontale in classe e chiedere uno stipendio adeguato ai livelli degli altri grandi paesi europei (3.000 euro mensili).
La proposta ha sollevato qualche perplessità tra i presenti perché sembra avallare l’idea governativa di allungare il tempo di lavoro dei docenti. Al proposito Andrea Degiorgi, docente del Liceo Artistico di Cagliari ha osservato che, se si vuole includere l’azione di recupero all’interno dell’attività didattica normale, allora si potrebbe articolare le ore di insegnamento in due momenti distinti: 15 ore di didattica frontale con tutta la classe; e 3 ore dedicate al recupero, al lavoro per gruppi di approfondimento. Ma questo significa dare a tutta la scuola un’organizzazione simile a quella dei moduli delle scuole elementari, recentemente smantellati perché troppo costosi secondo i nostri governanti. Il modello delle scuole elementari però funzionava, e ciò che funzionava bene non si doveva toccare.
Francesco Masala ha formulato un’altra proposta radicale: limitare l’insegnamento a 18 ore, abolendo anche le norme che permettono ai docenti di insegnare sino a 24 ore. Ciò garantirebbe anche la possibilità di creare posti di lavoro per altri colleghi espulsi dalla scuola dopo anni di lavoro continuativo ma precario.  
Un’idea è chiara e comune ai docenti del coordinamento: che l’opposizione all’estensione delle ore di insegnamento è anche una garanzia per il lavoro dei precari: in questa situazione economica, appare del tutto irrazionale aumentare artificiosamente il lavoro di chi già lavora molto, e toglie la possibilità di lavorare a chi ha prestato servizio per anni nella scuola ed ora paga l’effetto dei tagli di spesa.

Le critiche ricorrenti
In questa e nelle precedenti assemblee sono state formulate altre osservazioni critiche e obiettivi radicali: abrogare il riordino Gelmini, che presentata all’opinione pubblica come riforma della scuola, in realtà è stata un’operazione di riduzione dell’orario scolastico e delle risorse per la scuola pubblica; abrogare gli articoli del Decreto Legislativo 150/2009 (il cosiddetto Decreto Brunetta) che conferiscono ai dirigenti nuovi poteri decisionali e disciplinari nei confronti di docenti e ATA; convogliare alla scuola pubblica i finanziamenti alla scuole private, che si sono moltiplicati dopo l’approvazione della legge di parità (la legge 62/2000), che in chiaro contrasto con la Costituzione Italiana, autorizza l’erogazione sistematica di fondi pubblici alle scuole private, come è stato denunciato recentemente dall’ex rettore dell’Università normale di Pisa, Prof. Setti al programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” che ha dedicato diversi interventi alla scuola e al dibattito attuale.
Nella precedente assemblea del Siotto Ettore Cannas, docente dell’IP Meucci di Cagliari aveva ben illustrato gli effetti disastrosi del riordino Gelmini sugli istituti tecnici e professionali: togliendo un numero consistente di ore agli insegnamenti di laboratorio molti studenti hanno creato un corso di studi non più professionalizzante, privo di sbocchi lavorativi. L’effetto è stato immediato: sia l’Istituto Marconi sia l’Istituto Meucci, due istituti con una lunga storia a Cagliari, hanno perso in tre anni la metà degli alunni, e la crisi del Marconi sembra irreversibile. L’Istituto potrebbe chiudere. Se questo è il risultato della Riforma, allora l’unica soluzione ragionevole appare abrogarla e ritornare a piani di studio professionalizzanti.

Un’altra denuncia sui disastri della scuola che si scaricano sui docenti: quando un docente si assenta per pochi giorni, spessissimo non si nominano i supplenti (nemmeno nelle scuole dell’infanzie ed elementari) e gli allevi privi dell’insegnante sono spediti nelle altre classi, anche nelle classi non parallele, e affidati alla vigilanza dei docenti che stanno lavorando. Situazione insopportabile e del tutto irrazionale, che priva gli allievi del reale diritto allo studio, crea disagio a chi sta facendo lezione e toglie lavoro a chi potrebbe lavorare. Una prassi che sta creando contestazioni e polemiche non destinate a sopirsi.
Che negli ultimi anni la scuola sia stata governata con il solo scopo di risparmiare è un concetto condiviso da tutti i docenti del coordinamento: dagli interventi emerge che non è più possibile sopportare la condizione di penuria, di tagli, di restrizioni che hanno caratterizzato le politiche scolastiche degli ultimi anni.
Dobbiamo concentrarci sulla situazione drammatica che stiamo vivendo ora: io non posso più lavorare in una scuola dove non ho a disposizione gli strumenti di lavoro, dove  devo portare io il computer se mi serve, dove non ho uno spazio per preparare le lezioni, dove devo pagare anche le fotocopie per i compiti in classe” ” ha detto Paola Frau in un accorato intervento molto apprezzato dai presenti.

Le prossime iniziative del coordinamento.
La discussione è stata interrotta dall’urgenza di definire le prossime iniziative pratiche: sarà ripresa nelle prossime riunioni e assemblee anche nell’ambito delle singole scuole.
Prossima occasione di incontro sarà l’assemblea permanente dell’Istituto Alberghiero di Monserrato, che interesserà la settimana dal 17 al 22 dicembre: i docenti resteranno a scuola tutti i pomeriggi, e saranno organizzate varie iniziative con studenti, genitori, cittadinanza.  I docenti del coordinamento saranno lì a dare il loro contributo all’iniziativa.
L'assemblea ha deliberato di delegare una rappresentanza all’assemblea nazionale del Coordinamento delle scuole italiane in programma per domenica 16 Dicembre a Roma, per raccordare le iniziative con quelle delle altre scuole italiane.
Inoltre l’assemblea ha deciso di organizzare a gennaio un incontro pubblico con i politici sardi perché ciascuno chiarisca il progetto di scuola e definisca l’impegno per un risanamento della scuola pubblica. Risanamento che non può non tenere conto dell’impegno costante di chi lavora ogni giorno della scuola anche in condizioni spesso invivibili. La scuola pubblica è un bene comune, è stato detto, e va realmente valorizzata. Non può essere relegata all’ultimo posto come è stato fatto negli ultimi anni.
Dopo la correzione pubblica dei compiti del 25 Novembre sulle gradinate di Bonaria, il coordinamento sarà nuovamente " in piazza" il 28 e il 29 dicembre al centro di Cagliari con un gazebo nel quale gli insegnanti regaleranno ai passanti 1 libro in cambio di 1 minuto del loro tempo per raccontare  le condizioni in cui versa attualmente la scuola pubblica. Luogo e orari dell’iniziativa saranno comunicati dopo l’autorizzazione formale di Questura e Comune.

Per approfondimenti consultare il blog:
coordinamentoinsegnanticagliari.blogspot.com/

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